COVID-19: LA FASE DUE CON I BAMBINI

Il dilemma del ritorno al lavoro con asili e scuole chiuse

La Fase due della crisi Coronavirus mette in difficoltà le tantissime famiglie con bambini che si trovano a riprendere la loro attività lavorativa fuori da casa, con asili e scuole chiuse fino a settembre (almeno), senza l’ausilio dei centri estivi e senza poter contare sui nonni.  Yoopies – piattaforma internazionale di incontro fra domanda e offerta di assistenza all’infanzia e servizi alla famiglia – ha chiesto alla sua community di famiglie come affrontano la situazione. 

Senza asilo e scuola, famiglie senza piano B

Come emerso dai risultati dello studio, moltissime famiglie dichiarano di non aver ancora trovato una soluzione e di star pensando all’estrema possibilità di sospendere ulteriormente la propria attività lavorativa (pesando ancora di più sul bilancio familiare già messo in crisi dal confinamento).

“Non potendo permettermi per tutto il tempo babysitter ed essendo madre single non so come organizzarmi” – “L’unica possibilità è che io, la mamma, negozi con la mia azienda un periodo di congedo non pagato” – “Non sappiamo davvero a chi lasciare i bambini, questo è un problema”

Sul lungo periodo, nonostante i comprensibili timori legati al virus e al rischio di contagio, il 67% dei nuclei familiari analizzati vede la baby sitter come l’unica soluzione possibile per avere la possibilità di riprendere l’attività lavorativa. Soprattutto escludendo la possibilità di iscrivere i bambini ai centri estivi che normalmente supportano i genitori durante la chiusura delle scuole. Inoltre, il 48% dei genitori ha già richiesto o intende richiedere il Bonus baby-sitting emergenza COVID-19 valutandolo, però, insufficiente per coprire la reale esigenza legata all’emergenza: trovare una soluzione sostenibile di assistenza all’infanzia nei prossimi mesi.

“Il Bonus non copre nemmeno un quarto delle spese da sostenere per due bambini tenuti 8 ore da una baby Sitter per 5 giorni alla settimana per i prossimi 5 mesi” – “Si tratta di emergenza da marzo a settembre. 600 euro coprono solo un mese e il bonus baby sitter non è cumulabile con i 15 giorni di congedo parentale straordinario, che sono comunque pochissimi.” – “L’aiuto dello stato dovrebbe essere ridurre le rette dell’asilo, il costo dei pannolini e articoli indispensabili per la prima infanzia, garantire iniziative per le famiglie, pulire e monitorare i giardini pubblici dedicati ai bambini”

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