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Covid-19: Milioni di operatori domestici senza lavoro. Come rispondono i Paesi europei?

Fondi speciali e aiuti economici, ammortizzatori sociali, appelli alla solidarietà delle famiglie. I Paesi europei stanno mettendo in campo diverse misure per affrontare anche le gravi difficoltà che pesano su milioni di operatori domestici, trovatisi senza lavoro a causa della crisi sanitaria e del confinamento. Yoopies, piattaforma internazionale di incrocio domanda/offerta nel settore dei servizi alla famiglia, offre una panoramica delle risposte dei diversi Stati, notando in particolare come Francia e Germania abbiano in poco tempo adottato misure importanti a tutela della categoria. Misure che nel nostro Paese ancora tardano ad arrivare.

Italia: operatori domestici o Home Care workers dimenticati?

Come confermato dall’ultimo decreto approvato, il lavoro domestico non è incluso nelle attività professionali sospese, quindi colf, badanti e baby sitter potranno continuare a prestare servizio. Tuttavia, per queste figure di fondamentale importanza per la fascia della popolazione più anziana del nostro Paese, ma anche per quella più giovane - pensiamo alle tate per le famiglie professionalmente attive in questo periodo - non è ancora previsto un ammortizzatore sociale come la cassa integrazione in deroga, nel caso in cui per paura del contagio o per il confinamento le famiglie preferiscano interrompere i servizi all'interno delle loro case. Per la tutela di questi lavoratori ci si affida ancora una volta al buonsenso e alla possibilità economica delle famiglie, nel migliore dei casi possono ricorrere a permessi retribuiti o concessione di ferie, evitando così il licenziamento. 

Yoopies, sulla cui piattaforma sono iscritti più di 200 mila baby sitter, collaboratori domestiche e assistenti domiciliari, si trova quindi in consonanza con la richiesta indirizzata al governo da parte dei sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf e dalle associazioni datoriali di settore DOMINA e Fidaldo per “includere i lavoratori del settore domestico come destinatari degli ammortizzatori sociali di sostegno in deroga e degli strumenti di integrazioni al reddito al fine di salvaguardare la continuità del rapporto e del reddito”*

Il modello sociale francese a tutela dei lavoratori domestici

Il Ministero dell'economia e delle finanze francese ha introdotto un dispositivo che permette ai datori di lavoro domestico di richiedere lo Chomage partiel (ammortizzatore sociale simile alla nostra Cassa Integrazione) per i loro dipendenti domestici, soluzione che, secondo l’indagine di Yoopies, dovrebbe essere presa dall'89% delle famiglie. 

Il ministro dei Conti Pubblici Gérald Darmanin si ha fatto espressamente riferimento alla "solidarietà nazionale" per i dipendenti di questo settore, chiedendo a tutti i singoli datori di lavoro che possono permetterselo, di mantenere la retribuzione dei propri dipendenti domestici in questo periodo di crisi sanitaria. Se ciò non fosse possibile, per evitare che alcune famiglie interrompano il pagamento dei salari per le ore non lavorate, le autorità pubbliche hanno istituito un semplice meccanismo: i singoli datori di lavoro potranno dichiarare le ore lavorate e poi compilare un modulo online con le ore previste ma non lavorate. Dovranno in seguito pagare al dipendente l'80% dell'importo dello stipendio netto per le ore non realizzate, un importo che sarà rimborsato dallo stato entro circa 15 giorni.

Il maxi piano anti licenziamenti tedesco e l'incoraggiamento a regolarizzare

Così come per gli altri dipendenti assunti con regolare contratto, anche gli operatori dei servizi alle famiglia che a causa della crisi perdono il  più del 10% delle ore di lavoro previste, avranno diritto al cosiddetto conguaglio salariale - “Kurzarbeitergeld” - che ammonta al 60% dello stipendio netto e 67% per coloro che hanno figli. Questa compensazione viene richiesta e versata dalla famiglia, la quale a sua volta riceve il rimborso dallo stato. Oggetto di dibattito politico in questi giorni è anche l'opportunità di aiutare anche i moltissimi lavoratori del settore che non sono regolarmente dichiarati; se i datori di lavoro di questi ultimi stipulano un contratto e dichiarano il rapporto lavorativo, potranno richiedere fin da subito l’indennità per i dipendenti. L’unica condizione imposta sarebbe che il contratto duri almeno sei mesi dal termine della crisi.

Riconoscimento senza precedenti in Spagna per le collaboratrici domestiche

Anche in Spagna, i lavoratori che si occupano di minori, anziani o disabili potranno continuare la loro attività in quanto sono riconosciuti come lavoratori che erogano servizi essenziali e necessari per migliaia di famiglie. Si tratta quindi di una categoria di lavoratori esclusi dall'ambito di applicazione del Real Decreto-ley 10/2020 del 29 marzo che disciplina il congedo retribuito recuperabile per i dipendenti che non forniscono servizi essenziali, al fine di ridurre la mobilità della popolazione nell'ambito della lotta contro COVID-19. La vera novità riguarda, però, le collaboratrici domestiche che non assumono le funzioni di cura e assistenza descritte, per le quali il Governo ha introdotto un sussidio di disoccupazione straordinario; un diritto che i lavoratori del mercato dell’assistenza domiciliaria non avevano fino ad ora e al quale potranno accedere se saranno licenziati o se il loro orario di lavoro sarà ridotto a causa di questa crisi. Questa indennità è destinata alle persone che erano già registrate come collaboratrici domestiche prima dell'entrata in vigore dello stato di emergenza e che hanno cessato di prestare servizio per una o più famiglie per ridurre il rischio di contagio da coronavirus. L’importo dell’indennità equivale al 70% della  base per la quale sono stati versati i contributi durante i 12 mesi continui e immediatamente prima della situazione di emergenza. Inoltre, questa indennità è compatibile con la percezione di altri salari, sia autonomi che dipendenti, se non viene superato il salario minimo interprofessionale.

I professionisti dell'assistenza domiciliare in Portogallo: un gruppo vulnerabile da tenere in considerazione

In Portogallo al momento la situazione è molto simile a quella del nostro Paese per i lavoratori del mercato dell’assistenza domiciliare. I lavoratori domestici che devono cessare l'attività lavorativa a causa di malattia, isolamento profilattico o per la cura di un bambino di età inferiore ai 12 anni o di altre persone a carico o che, indipendentemente dall'età, sono disabili o malati cronici, hanno diritto a un sostegno finanziario pari a 2/3 (66%) del loro stipendio base mensile dichiarato. Nello scenario in cui, invece, sia la famiglia a voler interrompere il servizio per paura del contagio o a causa del confinamento, il rapporto può essere interrotto e il dipendente licenziato rispettando i tempi e le modalità del contratto di lavoro. Per evitare questa soluzione si richiede dunque alla singola famiglia di optare per diverse soluzioni come ferie e permessi retribuiti.

Scopri #insiemeOra - inizativa di Volontariato lanciata da Yoopies per sostenere le famiglie di chi lavora nei settori essenziali

* Fonti: "LAVORO DOMESTICO, AVVISO COMUNE COVID-19" sul sito di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie di Lavoro Domestico www.associazionedomina.it

** "Ministerio de Trabajo, Migraciones y Seguridad": Social:http://www.mitramiss.gob.es/es/estadisticas/resumenweb/RUD.pdf

"Fédération des Particuliers Employeurs de France": https://www.fepem.fr/les-chiffres-cles-emploi-a-domicile/

"Institut der deutschen Wirtschaft": https://www.iwd.de/artikel/in-fast-drei-millionen-haushalten-arbeiten-putzkraefte-schwarz-437650/

"Pordata (Base de Dados Portugal Contemporâneo)": https://www.pordata.pt/Portugal/Entidades+empregadoras+e+indiv%c3%adduos+do+servi%c3%a7o+dom%c3%a9stico+com+declara%c3%a7%c3%a3o+de+remunera%c3%a7%c3%a3o+%c3%a0+Seguran%c3%a7a+Social-863-10159